Sorriso, parte 1

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La sedia è decisamente scomoda.

Mario lo sa: l’ha scelta apposta, tra tante. L’uomo non sembra curarsene, ma pare sicuro di se, fin troppo.

Mario lo fissa oramai da qualche minuto; l’altro sostiene lo sguardo, senza aprir bocca. Eppure il motivo per il quale era stato portato li lo sapeva, e se questa era la sua reazione, le cose si stavano mettendo male.

Mario prende una sottile cartellina di cartone, di colore neutro, nella quale erano scritti alcuni caratteri con inchiostro sbavato. La apre, estrae alcune fotografie, e le getta sul tavolo di fronte all’uomo. La vista del cadavere avrebbe sicuramente fatto scaturire nell’uomo una qualche reazione.

Si sbaglia: l’uomo le degna a malapena di uno sguardo, per poi rialzare gli occhi, riprendendo il suo sguardo pieno di orgoglio.

Mario decide di passare all’attacco.

«Sappiamo che è stato lei. Lo ha ucciso, ne era invidioso, e ha rubato i suoi scritti, per pubblicarli a suo nome». Deve lasciar trasparire di avere qualcosa contro di lui, e che l’interrogatorio sarebbe stato superfluo.

«Purtroppo per lei, qualcosa è andato storto. Noi sappiamo la verità». Gli sussurra all’orecchio, abbassando leggermente la testa, mentre è alle sue spalle. Ora non resta che aspettare la reazione.

L’uomo gira leggermente la testa, e ritorna a fissarlo.

«Non so di cosa stia parlando», la voce era calma in modo innaturale.

“Non è possibile”, Mario è incazzato. Se non riusciva a strappare una confessione, avrebbero dovuto rilasciarlo, e ogni speranza di catturare l’assassino del suo amico  si sarebbe dissolta come nebbia al sole.

Ricorda Claudio, amico d’infanzia, amante della scrittura. Da anni gli passava alcuni dei suoi lavori per avere un suo parere, e solo un anno prima aveva finalmente ottenuto la pubblicazione del suo primo romanzo. Era diventato un best-seller in poco tempo, con traduzioni in diversi paesi.

Mario era sicuro che il successo dell’amico fosse del tutto meritato.

Poi la notizia del ritrovamento del corpo, nel suo appartamento, un pugno dritto in faccia per Mario, a cui era stato affidato il caso. Doveva scoprire la verità, era quello che lo aveva fatto andare avanti, che gli aveva dato la forza di non cadere al tappeto dopo un colpo del genere.

Poi, quando meno se lo aspettava, un nuovo colpo improvviso: era il libreria, e lo aveva aperto. Stava sul ripiano dei successi del momento, e lo aveva ritrovato in quelle pagine. Quello era Claudio, era la sua scrittura, il suo mondo. Ma la copertina recitava diversamente, un altro nome figurava in alto, coi soliti caratteri in rilievo.

Non poteva crederci, e non voleva credere si trattasse di una coincidenza.

Gli tornò in mente un particolare del caso. L’appartamento di Claudio era stato trovato in perfetto ordine, ma nell’esame effettuato sul suo computer, Mario aveva notato qualcosa. Una cartella, nominata “lavori”, vuota.

Mario si era interrogato spesso sul significato di quella cartella. Vi era contenuto qualcosa prima che Claudio morisse? Era stato ucciso per quello? Gli sembrava impossible.

Fino a quel giorno in libreria.

 

 

Continua domani, con la seconda ed ultima parte.

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